L’Amore di Dio è davvero il respiro dell’anima. La cosa meravigliosa è che la Sua pazienza è realmente infinita, illimitata. E la gioia che Egli prova nel vedere che volontariamente ci apriamo a Lui — che in realtà è da sempre con noi — è anch’essa infinita. È sempre stato lì, paziente: siamo noi che non lo vediamo, siamo noi che lo veliamo ai nostri occhi. La Sua gioia è come quella del padre che accoglie il figliol prodigo pentito: non vede più ciò che eri, ma ciò che, dopo un vero pentimento, sei diventato. E allora ti accorgi che non ti rivolgi più a Lui per paura o per ottenere una ricompensa futura, ma per puro Amore. Comprendere che ciò che ho fatto in passato, o che faccio al prossimo, lo faccio in realtà a Lui e a me stesso, inizialmente mi ha riempito di dolore. Ero disperato per il peccato, una disperazione senza speranza, direi quasi come quella di Giuda, una disperazione diabolica. Per paura della punizione ero terrorizzato e non riuscivo a vedere la misericordia …Altro
Cari amici di Cartusialover, dopo la recente pubblicazione dell’articolo sul ritorno delle due tele monumentali di Giuseppe Avanzi alla Certosa di Ferrara, sono rimasto piacevolmente colpito dal vostro entusiasmo. In molti mi avete scritto chiedendo di saperne di più — chi mi ha chiesto di capire meglio le scene raffigurate, chi era curioso del significato teologico, chi semplicemente voleva “leggere” i dipinti con occhi più consapevoli prima di andare a vederli di persona. Ho raccolto le vostre domande e ho deciso di dedicarci un approfondimento. Eccolo. Il pittore “riluttante”: ma chi era Giuseppe Avanzi? Ferrarese, nato il 30 agosto del 1645 e morto il 29 maggio del 1718 , Avanzi non è esattamente quello che ci si aspetterebbe dall’autore di due opere così imponenti. Le fonti coeve lo descrivono come un uomo “dedito ai giuochi, alle gozzoviglie e alla caccia” — più incline ai piaceri della vita che alla disciplina dell’atelier. Eppure, come annota il cronista Nicolò Baruffaldi …
Con l’approfondimento di oggi si concludono le biografie dell’elenco di tutti i Ministri Generali dell’Ordine certosino, dalla fondazione ad oggi, termina un lungo percorso attraverso quasi mille anni di storia certosina. Da San Bruno, che nel 1084 si ritirò nel deserto della Chartreuse cercando Dio nel silenzio e nella solitudine, fino ai nostri giorni, si è dipanata una catena ininterrotta di testimonianza contemplativa. Ogni Priore Generale, custode fedele del carisma bruniano, ha incarnato il motto che da secoli guida l’Ordine: “Stat Crux dum volvitur orbis” – la Croce resta salda mentre il mondo gira. Attraverso queste biografie ho cercato di restituire non solo i nomi e le date, ma il respiro spirituale di uomini che hanno reso la loro vita un silenzioso atto d’amore. Un patrimonio di santità nascosta che continua, immutato nella sostanza, fedele alla Regola, lontano dai riflettori del mondo. A chi ha seguito questo lungo cammino, il mio grazie. E a chi si accosta per la …
Cari amici, nel giorno in cui la Chiesa ricorda Dionigi il Certosino, maestro di vita spirituale e interprete profondissimo della Scrittura, risuona con particolare forza la sua meditazione sul Cantico dei Cantici, testo privilegiato della tradizione mistica cristiana. In esso, l’amore sponsale tra Dio e il suo popolo diventa chiave simbolica per comprendere il mistero della Chiesa, realtà insieme visibile e spirituale, storica e celeste. Dionigi, fedele al carisma certosino di silenzio, contemplazione e custodia interiore, legge l’immagine del “giardino ben recintato” come una luminosa sintesi dell’ecclesiologia biblica: la Chiesa è il luogo coltivato da Dio stesso, spazio fecondo di grazia, virtù e sacramenti, ma anche realtà da proteggere, vigilare e custodire. Il giardino non è lasciato all’abbandono, bensì circondato da mura spirituali: l’amore, il timore filiale, la preghiera, la lotta quotidiana e la fedeltà alla Parola. Questa visione, profondamente radicata nella Scrittura …
Cari amici lettori, oggi desidero condividere con voi una testimonianza davvero preziosa. Un lettore del blog, rispondendo al mio appello rivolto a chi avesse vissuto l’esperienza di soggiornare nell’ex Certosa di Sélignac, ha voluto inviarmi un reportage ricco di dettagli, impressioni e osservazioni personali. Lo ringrazio sinceramente: il suo racconto sarà, ne sono certo, utile e interessante per chiunque desideri conoscere più da vicino questo luogo così particolare. La Certosa francese di Sélignac (“Chartreuse du Val-Saint-Martin de Sélignac” o “Certosa di San Martino nella valle di Sélignac”), fondata nel 1202, fu chiusa nel 2001 a causa dell’apertura di nuovi monasteri certosini in Corea del Sud e in Brasile, e del ripopolamento della vicina Certosa di Portes. Vi furono quindi inviati monaci di diverse case; i monaci di Sélignac furono distribuiti tra diversi monasteri certosini. … L’Ordine Certosino non abbandonò completamente la Certosa di Sélignac, ma la affidò alla …
L’ultimo priore della Certosa di Jerez non ha voluto rilasciare un’intervista “equestre”. «Il mio bilancio di successi è stato molto scarso», ha scritto in un’e-mail dalla Corea del Sud. Ma dietro quella modestia — così tipicamente certosina — si cela una storia ben diversa. Aggiunge che la passione per i cavalli è «congelata». Congelata, non spenta. Chi conobbe Juan María Moreno de la Cova Maestre (Siviglia, 1949) negli anni Settanta ricorda bene i primi segnali di un’inclinazione al misticismo. Ma allora nessuno li prese veramente sul serio, perché tutto nella vita del giovane Juan María sembrava condurlo ai cavalli, non al chiostro. Per questo il giorno in cui suo cugino Miguel mise in moto la Renault 5 rossa per accompagnarlo alla Certosa di Jerez, molti rimasero increduli. Aveva aspettato che finisse la Fiera di Siviglia del 1977: suo padre, l’ex sindaco Félix Moreno de la Cova, non avrebbe tollerato un’assenza in quella che considerava la settimana più importante …
Nel cuore della tradizione monastica occidentale, la cella non è semplicemente un luogo di solitudine, ma uno spazio abitato da una Presenza. Dom Adamo Scoto, con la sua sapienza ardente e concreta, descrive la cella come una piccola anticamera del cielo, dove il monaco sperimenta già i primi bagliori della pace futura. In questo ambiente esteriore e interiore, quattro esercizi – la lettura, la meditazione, la preghiera e il lavoro – diventano i cardini di una trasformazione silenziosa ma radicale. Attraverso di essi, la bocca che prega parla all’orecchio di Dio, e la Parola letta diventa voce divina che tocca l’orecchio dell’uomo. La cella, così vissuta, non è costrizione ma spazio generativo: un laboratorio dello Spirito in cui l’anima si purifica, il pensiero si ordina, le mani si santificano e il cuore si amplia. È qui che si impara l’arte più alta: rimanere alla presenza di Dio e lasciare che Egli plasmi la vita in profondità. I quattro esercizi che devono essere praticati …